La Ruota dell'Anno ed i Sabba delle Streghe

Introduzione alla Ruota dell’Anno e ai Sabba delle Streghe

Quando si volge lo sguardo al passato ed ai popoli antichi possiamo notare una costante che li accomuna tutti: il grandissimo valore che viene affidato alla ciclicità del tempo. Fin dall’alba del primo giorno, l’essere umano ha sempre sentito il bisogno di controllare quell’intangibile dimensione astratta denominata tempo, affinché potesse prepararsi al meglio al ridondante incontro che la natura offriva volta dopo volta. Nasce così l’esigenza di segnare i momenti salienti della vita di tutti i giorni, calcolando minuziosamente quelli che in futuro sarebbero stati chiamati i Sabba delle Streghe.  La necessità di afferrare lo scorrere del tempo richiese l’urgenza di seguire un vero e proprio calendario, oggi conosciuto come la Ruota dell’Anno. La simbologia del cerchio, familiare ad ogni strega, ha radici antichissime ma quando viene accostato all’eternità del tempo, non può che venirci in mente una civiltà che – forse più di tutte – ha saputo usufruire di tale iconografia: gli antichi Egizi. È infatti il celebre simbolo dell’ouroboros, il serpente che si morde la coda in una danza infinita, a dimostrarci come gli antichi avessero una visione non lineare dello scorrere della vita, bensì un’ideale ciclica di morte e rinascita.

Cosa sono i Sabba delle Streghe

I popoli antichi avevano dunque sviluppato un vero e proprio calendario, la Ruota dell’Anno, basato principalmente sui cicli stagionali osservando l’andamento sempiterno della natura. Per comprendere appieno cosa sono i Sabba delle Streghe, è necessario fare un passo indietro e scoprire insieme in che modo l’idea circolare del tempo fosse tanto importante per gli antichi pagani.

I cicli stagionali, dettati da Solstizi ed Equinozi, avevano principalmente una funzione pratica e vitale poiché dalla corretta preparazione a tali eventi, poteva dipendere la sopravvivenza dell’Uomo. La Ruota dell’Anno, stilizzata come un cerchio ad 8 raggi, affonda le sue radici attraverso due cicli naturali: il viaggio del Sole nel cielo durante i solstizi e gli equinozi e quello stagionale basato sul raccolto. I Sabba delle Streghe, infatti, avevano perlopiù due grandi interpretazioni, entrambe imprescindibili ed intrecciate in una fusione perfetta. Se da una parte i Sabba segnavano i momenti più propizi per il raccolto ed il benessere del popolo, vi era anche una profonda connessione spirituale tra l’Uomo e la natura che lo circondava e viveva se stesso come parte integrante dell’Universo e la stessa presenza del divino era considerata sia creatrice che parte dell’Universo. Le antiche civiltà ci hanno lasciato un’eredità enorme per permetterci di comprendere l’inestimabile valore del tempo, come ad esempio la testimonianza del sito di Stonehenge: il calcolo accurato dello scorrere del tempo e le sue associazioni agli astri erano considerati a tutti gli effetti dei codici rituali, calcolati tanto precisamente da instaurare un sempre più profondo  filo conduttore tra la Terra ed il Cielo. Non solo, quindi, i Sabba delle Streghe rappresentavano la collaborazione tra Uomo e Natura, ma si trattava anche di intensi momenti in cui se ne celebrava la comunione magico-spirituale.

I Sabba Maggiori e i Sabba Minori

Prima di raccontarvi la storia degli 8 Sabba delle Streghe, è imperativo sapere che vi è una sostanziale differenza tra loro, che ha dato origine alla categorizzazione in Sabba Maggiori e Sabba Minori. Si tratta a tutti gli effetti di una differenziazione basata sui ritmi della terra e sul ciclo solare. Per Sabba Maggiori si intendono le feste di Samhain, Imbolc, Lammas/Lughnasadh e Beltane, cioè i Sabba delle Streghe legati al raccolto, all’agricoltura ed l’allevamento. Per Sabba Minori, invece, si intendono le feste connesse a Solstizi ed Equinozi, ovvero i Sabba di Yule, Mabon, Ostara e Litha.

Gli 8 Sabba delle Streghe

Gli 8 Sabba delle Streghe sono Samhain, Imbolc, Lammas/Lughnasadh, Mabon, Yule, Beltane, Ostara e Litha e si tratta di momenti di passaggio che segnano il passare da un ciclo all’altro, l’inizio e la fine di momenti critici e significativi per la vita terrena e spirituale dell’uomo antico e di quello moderno. Durante queste 8 Feste Sacre, il potere di ogni strega raggiunge il suo apice e può usufruire dell’energia e della magia che la natura sprigiona anno dopo anno. Sono giorni di venerazione nei confronti dei propri Dèi, di sfrenate celebrazioni, di festa, di raccoglimento, di introspezione e di baldoria. Momenti speciali in cui la vita e la morte sono così vicini da confondersi l’un l’altra. Vediamo insieme quali sono gli 8 Sabba delle Streghe e cosa rappresentano.

Yule, 21 Dicembre

Tra i Sabba delle Streghe, Yule è il momento della massima oscurità ed è il giorno più corto dell’anno. I popoli antichi, notando questo fenomeno, supplicavano le forze della natura di allungare i giorni ed accorciare le notti. Yule è ciò che resta degli antichi rituali celebrati per affrettare la fine dell’inverno ed i doni della primavera, quando il cibo era di nuovo a disposizione in abbondanza. È un periodo di forte introspezione, di riflessione e di riposo. È un momento di passaggio in cui l’oscurità padroneggia i cieli mentre, lentamente, la luce riprende il suo graduale cammino verso il suo apice.

Due erano i temi principali connessi a Yule: uno era la morte del Vecchio Sole e la nascita del Sole Bambino, l’altro era il tema vegetale che narrava la sconfitta del Dio Agrifoglio, Re dell’Anno Calante, ad opera del Dio Quercia, Re dell’Anno Crescente. Un terzo tema, nato con le prime civiltà agrarie, celebrava la nascita-germinazione di un Dio del Grano. Il Sole, considerato come un dio, il diminuire del suo calore e della sua luce viene visto come segno di vecchiaia e declino, pertanto sarà necessario cacciare l’oscurità prima che la luce scompaia del tutto. Così gli antichi celebravano riti per assicurare la rigenerazione del Sole accendendo fuochi per sostenerne la forza, la rinascita e la ripresa del suo cammino vittorioso tramite la cosiddetta “magia simpatica”.

Imbolc, 2 Febbraio

Tra i Sabba delle Streghe, Imbolc rappresenta la purificazione attraverso i ritrovati poteri di rinnovamento del Sole. Si tratta infatti di una festa della luce e della fertilità, un tempo caratterizzata da grandi fuochi e falò: Imbolc è una delle quattro feste celtiche dette “feste del fuoco” in quanto l’accensione rituale è considerata nel suo aspetto luminoso. Imbolc inoltre è anche conosciuto come la Festa delle Torce, Oimelc, la Festa di Pan, il Festival dei Bucaneve, La Festa della Luce Crescente, il giorno di Brigida, dea del triplice fuoco, tanto che il suo nome deriva dalla radice “breo” (fuoco). Sacri a Brigit erano la ruota del filatoio, la coppa e lo specchio. Lo specchio è strumento di divinazione e simboleggia l’immagine dell’Altro Mondo cui hanno accesso gli iniziati; la ruota del filatoio è il centro ruotante del cosmo, ma anche un richiamo alla Ruota dell’Anno; infine la coppa è il grembo della Dea da cui tutte le cose sorgono.

Ostara, circa il 21 Marzo

Un altro dei Sabba delle Streghe, è Ostara che segna l’Equinozio di Primavera, ed essendo una festa solare, appartengono all’Equinozio i temi del fuoco e della luce, di cui è rimasta la tradizione di accendere i fuochi di Pasqua sulle cime delle colline più alte: più a lungo restano accesi i falò, più sarà fertile la terra.

I miti primaverili della fertilità si ricollegano al nome di questo importante Sabba, derivato da Eostre (o Ostara, “la stella dell’est” ossia Venere) la dea della fertilità sincretizzata in Afrodite, Venere e Ishtar. Eostre ha offerto il suo nome anche alla Pasqua nella lingua inglese: Easter. A Eostre era sacra la lepre, simbolo di fertilità, nonché considerato lo “spirito familiare” delle streghe. Una curiosità molto interessante quando si parla di lepri, è quella che sostiene che la forma che si crea sulla superficie della Luna piena raffiguri una lepre – motivo ulteriore per cui viene associata la lepre alle divinità lunari. Questa raffigurazione della “lepre nella luna” appare inoltre anche nelle tradizioni cinesi, europee, africane e indiane.

Beltane, 30 aprile

Beltane significa “i fuochi di Bel”, venivano accesi in onore di Bel (Beh, Balor o Belenos), il “Luminoso”, dio di luce e di fuoco. Le quattro feste celtiche sono decisamente più collegate al mondo ctonio piuttosto che celeste, al contrario delle feste solstiziali ed equinoziali, motivo per cui viene interpretato Bel come l’equivalente di Cernunnos e di Heme, divinità maschili della fertilità e signori dei boschi. Nell’antica Roma il 1 maggio era la festa di Flora, protettrice delle piante in fiore: durante i Floralia ci si vestiva con abiti multicolori ad imitazione dei fiori. La notte del 1 maggio era sacra anche a Bona Dea, ai cui misteri non erano ammessi gli uomini, mentre il giorno successivo si celebrava Maia, sposa di Vulcano che dava il nome al mese. Questo periodo dell’anno era dedicato a giochi e feste per celebrare il ritorno della primavera e della fertilità. Pianta sacra del Sabba delle Streghe di Beltane è il biancospino, la cui fioritura rappresentava per i Celti l’inizio della festa.

Litha, circa il 21 Giugno

La Mezza Estate, il Solstizio d’Estate, era il Sabba delle Streghe conosciuto anche come Litha dal nome della dea sassone del grano affine a Demetra e a Cerere. Il fuoco ancora una volta rappresenta il Sole, festeggiato in questo giorno che ha il maggior numero di ore di luce ed è, per questo, un momento dell’anno in cui possiamo ricevere il massimo della potenza solare.

Un altro nome del Solstizio d’Estate è Alban Heruin, “Luce della riva”, poiché l’evento è al centro dell’anno, così come la spiaggia è il punto d’incontro tra mare e terra ove i due confini si uniscono. In tutti i paesi europei si raccoglievano erbe ritenendole particolarmente ricche di magia e potenti virtù: la verbena portava prosperità, mentre l’artemisia sacra ad Artemide, proteggeva dal malocchio. Si riteneva in particolare che l’energia solare si raccogliesse in fiori come la calendula o l’iperico, la cosiddetta “erba di San Giovanni”.

Lughnasadh/ Lammas, 1 Agosto

Lughnasadh, conosciuto anche come Vigilia d’Agosto, Festa del Pane, Casa del Raccolto e Lammas, originariamente coincideva con il primo giorno di raccolto. Lughnasadh (pron. Luunasa), la “commemorazione di Lugh” (nasadh commemorazione o assemblea), in gaelico irlandese indica il mese di agosto. Lugh è legato alle popolazioni agricole che si unirono a quelle pastorali: Beltane è una festa pastorale, Lughnasadh è una festa più agraria. Lugh nelle leggende irlandesi era un capo dei Tuatha Dé Danann, il “Popolo della Dea Dana”. È molto interessante la storia secondo la quale nella guerra contro i precedenti abitatori dell’Irlanda, i Fomori, Lugh scambiò la vita di Bres, capo nemico, con i segreti dell’agricoltura: aratura, semina, raccolto. Le origini della festa del Sabba delle Streghe di Lughnasadh sono collegate però anche alla madre adottiva di Lugh, Tailtiu, la quale si affaticò per preparare le pianure irlandesi all’agricoltura e così morì, dopo aver chiesto che la pianura diventasse la sua tomba. Lugh ordinò che gli uomini di Irlanda tenessero una festa annuale all’anniversario della sua morte, istituendo i giochi funebri in suo onore.

Mabon, circa il 21 settembre

Tra i Sabba delle Streghe, l’Equinozio d’Autunno, è il completamento del raccolto cominciato a Lughnasadh. Ancora una volta notte e giorno sono uguali: la natura declina e si prepara per l’inverno e per il suo periodo di riposo. Il mese di settembre era anche il periodo in cui si svolgevano i rituali eleusini, basati sul simbolismo del grano, che celebravano il mito di Demetra e sua figlia Persefone: il loro momento culminante era la presentazione agli iniziati di una spiga di grano accompagnata dalle parole “nel silenzio è ottenuto il seme di saggezza” – parole che ci ricordano una delle 4 celebri Leggi delle Streghe. Se Lughnasadh è l’inizio del raccolto, nel suo aspetto sacrificale, l’Equinozio è il suo completamento ma anche il momento del secondo raccolto dopo quello dei cereali: ci si riferisce, in particolare, a quello della frutta e dell’uva. Dioniso, nato secondo certi miti proprio dalle nozze di Persefone e Ade, è il dio della vite e dell’ebbrezza. Il vino, per gli antichi, era sacro poiché il processo di fermentazione rappresentava un forte simbolismo con la trasformazione spirituale ed il concetto di iniziazione.

Mabon, indicato col nome di Maponus nelle iscrizioni romano-britanne, è il figlio di Modron, la Dea Madre: rapito tre notti dopo la sua nascita, venne imprigionato per lunghi anni fino al giorno in cui venne liberato dal Re Artù e dai suoi compagni. Il suo rapimento è l’equivalente celtico di quello di Persefone.

Samahin, 31 ottobre

Ultimo tra i Sabba delle Streghe di cui vi parliamo oggi, è Samhain, conosciuto anche come Vigilia di Novembre, la Festa dei Morti, la Festa delle Mele, ed Ognissanti, è un momento di riflessione, per guardarsi indietro nell’anno appena passato. Gli antichi Celti avevano in origine due sole stagioni, Geimredh che iniziava a Samhain e Samradh che iniziava a Beltane di cui Samhain era il capodanno celtico: infatti, per gli antichi Celti, l’anno iniziava con la sua parte oscura, allo stesso modo in cui il giorno iniziava con le ore notturne. Le feste celtiche iniziavano sempre al crepuscolo del giorno precedente: ancora oggi nei paesi anglosassoni si celebra Hallowe’en cioè All Hallow’s Eve o Vigilia di Ognissanti.

Samhain è un momento speciale perché il velo che separa il mondo dei vivi e quello dei morti si solleva e si può comunicare più facilmente con gli altri livelli di esistenza. In questo giorno i vivi possono visitare il mondo dei morti ed i morti possono tornare tra i vivi: le porte del Sidhe (l’aldilà celtico) si aprivano. Nella Féile na Marbh, la “festa dei morti”, si ritornava al caos primordiale, tanto che secondo un’antica concezione pagana si festeggiava la vita nella morte con una celebrazione che non aveva nulla di triste, per ricordare che ogni fine è un nuovo inizio ed ogni morte in questo mondo è una nascita nell’altro.

Conclusioni

I Sabba delle Streghe sono giorni di potere, momenti intensi e centrali dell’anno, ognuno attribuito ad uno scopo terreno e spirituale ben preciso. Oggi come ieri, i Sabba delle Streghe vengono ancora celebrati e rispettati dai praticanti dei culti pagani, neopagani e dalla Wicca, ma molte antiche reminiscenze è possibile riscontarle anche negli odierni monoteismi. La Ruota dell’Anno continua il suo inesorabile ciclo, dimostrando come – nei millenni – le tradizioni che celebrano la natura restino eterne ed indelebili.